4.b) Eredità e ambiente

Sono stati riuniti i punti seguenti poiché non è facile separare gli argomenti che si oppongono alle difficoltà reali, oltre al fatto che sia gli argomenti che le difficoltà possono essere dovute, in gran misura, alla mancanza di un vero e proprio interesse per il tema, sia a scala personale che nell'ambito politico per motivi filosofici e sociologici.

Menzioniamo a titolo d'esempio il paragrafo seguente, tratto da uno studio sull'eredità in variabili continue:

“Poiché attualmente non esiste nessuna definizione di una misura obbiettiva dell'intelligenza, non si può contare sull'uso dei metodi della genetica quantitativa per ricercare l'ereditarietà di questo carattere”.

Molti dei seguenti punti hanno questo comune denominatore.

4.b.1. Materialismo moderno

Un posizione tipica è quella che fa riferimento all'influenza ambientale sullo sviluppo dell'intelligenza umana, ovvero sia sulle piccole variazioni esistenti tra individui che su quelle avvenute negli ultimi millenni della specie umana. Non solo, minime se paragonate alle differenze tra i livelli di intelligenza delle diverse specie.

Questa visione della realtà è indubbiamente il maggior ostacolo all'accettazione dei nostri postulati, si tratta di un atteggiamento soggettivo imbevuto di un benevolo egualitarismo e di un preteso idealismo.

Non intendo dire che abbiano necessariamente torto, bensì che i loro argomenti non sono scientifici ed in parte contradditori, pare esistere una certa correlazione filosofica tra questo idealismo e egualitarismo e quello che possiamo denominare materialismo storico o, se si preferisce, materialismo moderno.

Mi sembra ovvio che l'intelligenza umana si sia sviluppata, e molto, negli ultimi millenni. Allo stesso modo si può facilmente osservare la grande differenza d'intelligenza tra individui differenti.

Forse molto più grande di ciò che è politicamente auspicabile e per questo si rinuncia anticipatamente a cercare di ottenere certe misure dell'intelligenza di carattere un po' meno relativo dei coefficienti intellettivi attuali e si occultano o si tacciono deliberatamente i risultati curiosi di determinati studi, mentre viene fatta pubblicità ad altri studi che potremmo denominare sostitutivi.

Allo stesso tempo vengono segnalate le connotazioni naziste dell'idea che l'intelligenza possa essere ereditaria. Il pericolo di questa forma di ragionare è che se si finisce per dimostrare che l'intelligenza possiede il suddetto carattere, sembrerebbe che l'ideologia nazista sia corretta. Io direi che è meglio non mischiare la politica con la scienza, ovviamente, a patto che si voglia mantenere un punto di vista scientifico.

Siccome questo punto non ci porterebbe a nessuna conclusione, lo concluderò con una citazione del punto di vista personale di Galileo Galilei:Sebbene esista una differenza abissale tra l'uomo e gli altri animali, si potrebbe dire che questo abisso non è più profondo di quello che separa alcuni uomini dagli altri”. Avrà avuto le sue ragioni!

4.b.2. Teoria della selezione naturale

In genere viene accettato il fatto che l'intelligenza sia ereditaria, come lo dimostra la differenza d'intelligenza osservabile tra diverse specie animali.

Se l'intelligenza genetica fosse molto simile per tutti i membri di una specie, risulterebbe complicato spiegare l'apparizione di nuove specie con intelligenze molto superiori.

Il fatto che l'evoluzione dell'intelligenza animale sia stata il prodotto di mutazioni aleatorie della cadena del DNA risulta quasi incredibile o fantascientifico, in quanto implicherebbe una lotteria evolutiva. Questa conseguenza costituisce un'ulteriore grande difficoltà per poter accettare il carattere fondamentalmente ereditario dell'intelligenza, poiché si oppone direttamente alla teoria evolutiva della selezione naturale.

Seguendo questa linea sorge l'idea che l'intelligenza umana non sia cambiata negli ultimi millenni, che non utilizziamo tutto il nostro potenziale, ecc. Rifletterne non fa altro che ingrandire il problema, poiché in un momento determinato deve essersi prodotto l'aumento e, logicamente, all'improvviso è ancora più improbabile che si sia prodotto per mutazioni aleatorie, ma non fa niente, dato che il lungo termine attenua tutto.

Inoltre il problema cambierebbe le proprie dimensioni in quanto, se neghiamo la teoria delle mutazioni, bisognerebbe trovare una teoria dell'evoluzione alternativa che apportasse un modello coerente.

4.b.3. Ambiente e sviluppo dell'intelligenza

È da supporre che le condizioni ambientali che potrebbero influire sullo sviluppo dell'intelligenza siano in qualche modo in rapporto con il coefficiente intellettuale delle persone con le quali si convive e con altre variabili ad esso vincolate.

Queste interrelazioni potrebbero ostacolare od occultare in parte la vera origine o la causa delle capacità analizzate in studi di regressione multipla.

Un altro aspetto dell'ambiente e l'intelligenza è la necessità di certe condizioni ambientali per lo sviluppo dell'essere. In condizioni molto avverse come l'assenza di ossigeno nel parto, bambini allevati da lupe, alcolismo in gravidanza, meningite od altre situazioni estreme non ci sono dubbi che il potenziale intellettuale ne subirebbe serie conseguenze.

Tuttavia, in assenza di queste gravi limitazioni, lo sviluppo del potenziale intellettivo registrerà, a mio avviso, una lieve riduzione rispetto al proprio massimo. In altre parole, la stragrande maggioranza della popolazione in un paese sviluppato o privo di grandi carenze alimentari, si troverà in situazioni ambientali superiori a quella corrispondente al punto X, del grafico precedente.

Potenziale intellettuale
Potenziale intellettuale

Un'impostazione differente a ciò che viene detto generalmente sull'influenza ambientale sull'intelligenza è quella apportata dalla TGECV – Teoria Generale dell'Evoluzione Condizionata della Vita, in base alla quale l'intelligenza e tutti i caratteri genetici si sviluppano nel corso della vita degli individui ed inoltre questi miglioramenti vengono incorporati all'informazione genetica.

Le due posizioni si potrebbero chiarire con una metafora piuttosto radicale, in quanto si situano su scale differenti, i partidari dell'influenza ambientale sull'intelligenza sosterranno che gli uccelli nascono tutti con il potenziale del volo dell'aquila, ma che alcuni rimangono avestruzzi, altri galline, ecc. Al contrario la Teoria Generale dell'Evoluzione Condizionata della Vita postula che gli uccelli nascono con una struttura determinata e che naturalmente si produce la crescita normale in tutti loro, perfezionando l'arte del volo con il loro sviluppo, e che i figli mantengono questa stessa struttura.

Entrambe le posizioni non sono perciò così contraddittorie, se pensiamo che si situano su differenti scale d'analisi dell'intelligenza. Mi auguro che i risultati del lavoro statistico dell'annesso possano consentire un approccio fra entrambe le prospettive.

4.b.4. Sport intellettuale e sviluppo dell'intelligenza

È opportuno segnalare che una prova d'intelligenza è disegnata allo scopo di misurare certe capacità intellettuali che non aumentano facilmente mediante una ripetuta realizzazione della stessa. Evidentemente, se ci dedicassimo intensamente alla sua preparazione, i nostri risultati sarebbero superiori, ma neanche in questo caso sarebbe una qualità permanente.

Si fa spesso un paragone con l'esercizio fisico e con il cambiamento della prestazione sportiva per giustificare l'effetto ambientale sull'intelligenza.

In questi casi pensiamo tutti in modo subcosciente agli sportivi di prima linea o ai professionisti dello sport. In primo luogo, non è da considerare normale che gli individui della società siano dei professionisti dell'intelligenza nello stesso senso dello sport, pare che venga retribuito meno. Al contrario, è da supporre che la maggioranza della popolazione usi l'intelligenza ogni giorno, sebbene talvolta potrebbe sembrare il contrario.

In secondo luogo, eccetto i professionisti dello sport e le persone che non fanno mai nessun tipo di esercizio, credo che la velocità di una corsa di 100 metri piani venga determinata fondamentalmente dall'eredità, vale a dire dal tipo di costituzione fisica di ognuno.

A volte mi chiedo: C'è una base scientifica per dire che l'intelligenza e lo sforzo o rendimento in una maratona si comportino in modo uguale nello sviluppo del loro potenziale? Ci sono coefficienti di potenza maratoniana con distribuzione normale nella popolazione? Si manterrà anche la convenzionale uguaglianza fra uomini e donne in queste variabili? Si può giustificare la differenza nella forza fisica ricorrendo a disparità educative in giovane età senza allontanarsi dal metodo scientifico?

D'altro canto, il tabacco, l'alcool ed alcuni incidenti stradali hanno forse un effetto simile in entrambi i casi.

Dettagli addizionali su questi temi verranno trattati nei capitoli riguardanti il modello di validazione del carattere ereditario dell'intelligenza compreso nello Studio EDI.