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Psicologia dell'intelligenza

TEORIA GENERALE
DELL'EVOLUZIONE CONDIZIONATA DELLA VITA

Teorie dell'origine dell'uomo TGECV
Mª Jose T. Molina
Espressione genetica e geni dominanti e recessivi
*

Mª José T. Molina

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VI.3. Psicologia dell'intelligenza e la memoria

VI.3.a) Studio dell'evoluzione dell'intelligenza

VI.3.a.1. L'esperimento Darwinotro

 

 

VI.3.a.2. Lo Studio EDI - Evoluzione e Disegno dell'Intelligenza

Lo Studio EDI, già fatto, può essere trovato nel il libro online corrispondente.

Uno dei principali argomenti usati per giustificare la Teoria Generale dell'Evoluzione Condizionata della Vita, è l'esistenza del metodo di verificazione dell'informazione genetica trasmessa (VIG). Per contrastare tale esistenza dobbiamo trovare un modello di studio sull'evoluzione in cui si possano verificare le seguenti ipotesi:

  • Esistenza dell'evoluzione con applicazione del metodo VIG per una determinata caratteristica o capacità oggetto dello studio.

  • Esistenza di una funzione che misuri il diverso potenziale della suddetta capacità.

Ho menzionato in diverse occasioni che l'evoluzione dell'intelligenza, intesa semplicemente come la capacità di eseguire determinate “prove di intelligenza”, per evitare discussioni bizantine su di un concetto o sulla capacità di venire misurata, è la caratteristica che soddisfa le due ipotesi precedenti.

Svilupperemo quindi un modello concreto di psicologia evolutiva del funzionamento dell'intelligenza basato sull'eredità che ci consenta di verificare se effettivamente sembra che la natura applichi il metodo VIG o no all'evoluzione dell'intelligenza.

Altre ragioni per scegliere l'intelligenza come variabile di studio dell'evoluzione sono il fatto di trattarsi di un tema molto controverso e studiato e la possibilità di dimostrare, in caso che si confermi, una parte delle importanti ripercussioni che può avere la Teoria Generale dell'Evoluzione Condizionata della Vita (TGECV) sul mondo dell'educazione, por configurar un nuovo paradigma cognitivo.

Vi sono numerosi studi sull'evoluzione dell'intelligenza basati sulle misurazioni dell'IQ individuale o coefficiente d'intelligenza. I lavori di ricerca svolti apportano conclusioni un po’ contraddittorie, mentre con studi con gemelli si raggiungono correlazioni fino ad un 80-85%, per altri tipi di rapporti familiari scende fino a un 30%.

Una possibile conclusione sarebbe che l'intelligenza è dovuta ad un’eredità genetica, come dimostra l'alta correlazione fra gemelli, e che la bassa correlazione nel resto dei casi è dovuta alla non considerazione del modo in cui si trasmette, in base a quanto esposto nella TGECV.

In altre parole, pensiamo che le basse correlazioni fra l’IQ dei fratelli non gemelli ottenute negli studi sull’evoluzione dell'Intelligenza anteriori siano dovute alla combinazione mendeliana dei cromosomi. Se si calcolasse la correlazione fra il colore dei fratelli fiori o topi nei tipici esempi sulle leggi di Mendel, si otterrebbero pure valori bassi. O no?

Nonostante l’ipotesi adottata sull’ evoluzione dell'Intelligenza, potrebbe darsi che il modello non ottenga i risultati sperati per la natura multifunzionale della variabile scelta, e la possibilità che il codice genetico possa essere situato in cromosomi diversi, ciò che renderebbe molto più complicato il disegno del modello statistica della combinazione mendeliana degli stessi.

Potrebbe anche accadere che nello studio di psicologia evolutiva dell'intelligenza si osservi un’ereditarietà dell'intelligenza di un 50%, ma che, al contempo, si comprovi che le regole di dominanza siano coerenti con quelle proposte dalla TGECV in funzione dell'esistenza del metodo di verificazione dell'informazione genetica VIG che, in definitiva, è l'obiettivo principale del modello.

 
Distribuzione Normale
 
Distribuzione Normale

La figura mostra la forma genetica della funzione ξ(IQ) che utilizzeremo. Per un valore di cosciente d'intelligenza (IQ) ci dice la probabilità accumulata che i quozienti d'intelligenza della popolazione sono uguali o inferiori allo stesso.
Per esempio ξ(100) = 0.5 e la funzione inversa ξinv(Prob) = IQ, ovvero, ξinv(0.5) = 100.

I quozienti d'intelligenza generalmente accettati vengono misurati in rapporto ad altri individui, in modo che si riferiscono alla posizione relativa definita mediante una funzione normalizzata ξ (IQ) della distribuzione statistica di quozienti d'intelligenza previamente studiati nel processo di validazione della suddetta funzione. Questa funzione metterà in relazione ogni valore con il percentile accumulato. Le tre scale più comunemente utilizzate sono quelle di Wechsler, Stanfort-Binet e Cattell, tutte utilizzano una funzione normale di media 100, ma si differenziano nella deviazione tipica, che è di 15, 16 e 24 rispettivamente.

Il percentile, come lo dice lo stesso nome, è la percentuale della popolazione di riferimento che ha un potenziale uguale o minore al valore della distribuzione a cui si riferisce. Il percentile di 100 è quindi 0.50 o 50%, essendo la media di distribuzione 100.

È stato scelto questo caso particolare sull'evoluzione dell'intelligenza per formalizzare il modello generale, sebbene possano esserci molte altre possibilità, il ragionamento seguente sarebbe lo stesso o molto simile per ognuna di esse.

Il risultato della combinazione dei quattro cromossomi presi di 2 in 2 secondo la teoria di Mendel e applicando il metodo di verifica dell’informazione genetica VIG, perché è l'evoluzione dell'intelligenza, darà luogo ai quattro casi diversi di discendenti che mostra la figura. La speranza matematica della capacità del nuovo individuo (SC discendente) sarà la somma delle speranze di ognuno dei casi ponderate per le loro probabilità.

SC discend. = P(D1) C(D1) + P(D2) C(D2) + P(D3) C(D3) + P(D4) C(D4)

Evoluzione dell'intelligenza
 
Evoluzione dell’intelligenza eleggi di Mendel

Secondo i punti basici dello studio dell'evoluzione dell'intelligenza, le probabilità di ognuno di loro saranno identiche ed uguali a 0.25; inoltre, prendendo in considerazione che il caso di verificazione dell'informazione genetica ricevuta, ammesso come ipotesi, ci dice che il cromosoma significativo sarà quello minore o addirittura inferiore a questo, poiché al massimo si potrebbe al massimo contrastare il più piccolo nella sua integrità. Supporremo però, per semplificazione, che si contrasti nella sua totalità, perché per una capacità specifica il cromosoma maggiore conterrà normalmente quasi tutta l'informazione di quello minore.

Ricordiamo che, per ipotesi di questo studio di psicologia evolutiva del funzionamento dell'intelligenza, il cromosoma (o la parte di informazione genetica associata alla capacità studiata) più potente di ogni genitore non si può misurare in nessun modo con la tecnologia attuale, poiché non si manifesta nella sua integrità, ma solo nella parte contrastata o al meno, fino a quando non si definiscano test adeguati al rispetto per la psicologia. Per questo bisognerà stimare il secondo e il terzo sommando, delimitando nella misura del possibile, i valori di C(D2) e C(D4); a questo scopo, se lavoriamo sempre con probabilità del valore centrale della sua speranza matematica calcolando la correlazione fra variabili dipendenti e indipendenti, gli errori tenderanno a compensarsi.

Benché si possano misurare le capacità di tutti i cromosomas in relazione con l'evoluzione dell'intelligenza, non otterremmo neanche previsioni esatte del valore della capacità del discendente per ogni individuo a causa dell'aleatorietà della combinazione genetica mendeliana.

I cromosomas presenti in D2 sono P1a e P2b, e in D4 saranno P1b e P2b. Di questi tre cromosomas conosciamo solo il potenziale di P1b, che è 100, quindi per stimare il potenziale di D2 e di D4 (SD2 e SD4) occorrerà fare una stima previa di P1a e di P2b (SP1a e SP2b).

Possiamo ridurre SP2b al suo valore centrale sperato, ovvero la misura dei valori di IQ che stanno al di sopra di P2a. Essendo il potenziale associato al percentile (ξinv), la funzione inversa di ξ otterremo:

SP2b = x >inv [ x > (P2a) + (1 - x > (P2a) / 2)]

Come possiamo immaginare le stime di questi valori intermedi non sono molto buone considerate singolarmente, ma l’obiettivo è di ottenere stime corrette poiché, per l’effetto della combinazione mendeliana dei cromosomi sull’evoluzione dell'intelligenza, la varianza dei residui sarà sempre piuttosto grande.

In definitiva, se l'analisi da realizzare con dati reali risultasse positiva, verrebbe dimostrata l'ipotesi che l'evoluzione dell'intelligenza si deve a un’eredità genetica in maggior parte e che segue le regole evolutive che implica il metodo VIG.

Quando abbiamo a disposizione i dati campionari bisognerebbe solo contrastare la correlazione fra le variabili definite dal modello come esplicative con quelle spiegate [Fortunatamente nel libro dello Studio EDI - Evoluzione e Disegno dell'Intelligenza vengono mostrati i buoni risultati ottenuti con i dati longitudinali conseguiti, r² = 0.96 e superiori].

Oltre al problema segnalato, riguardante il concetto dell'intelligenza in psicologia evolutiva come insieme di funzioni, in questo modello sono state apportate diverse semplificazioni per una miglior esposizione. Per farne stime più coerenti dell'evoluzione dell'intelligenza bisognerebbe probabilmente includere piccoli cambiamenti associati con:

  • Il miglioramento interno dell’informazione genetica che produce l'evoluzione dell'intelligenza in ogni generazione, che potrebbe diventare superiore al 10%.

  • La non significatività del cromosoma di minore potenziale nella sua totalità, eccetto unicamente nella misura in cui sia compreso nel cromosoma di maggior potenziale.

  • Un altro fattore, sebbene discutibile, potrebbe essere la correlazione che può esistere fra il valore dei cromosomas dei genitori a conseguenza dei meccanismi naturali coscienti o inconsci che esistono indubbiamente in natura quando scegliamo il nostro partner.

Si possono comunque fare una ricerca dell’evoluzione dell’intelligenza preliminare, mediante analisi della sensibilità, per stimare i parametri anteriori e la loro posteriore inclusione nel modello, poiché nulla impedisce di complicare il modello se alla fine le stime sono più corrette.

[I tre aspetti menzionati sono stati comprovati con risultati soddisfacenti nello studio statistico sull’intelligenza svolto posteriormente]. Nel libro online dello Studio EDI - Evoluzione e Disegno dell'Intelligenza viene detto che “Approssimativamente saranno stati calcolati 500 milioni di coefficienti di correlazione.”

 

VI.3.b) Ricerca scientifica sull'evoluzione della memoria 

L’ipotesi di verificazione dell’informazione genetica ricevuta si può supporre in modo negativo, o in contrasto con il presunto per l'evoluzione dell'intelligenza, e darebbe luogo ad una riformulazione del modello per poter essere contrastata.

Entrambe le premesse formano parte della stessa teoria evolutiva e avverrebbero simultaneamente per diverse capacità.

 

NOTIZIE DI EVOLUZIONE


"Scienziati di Oxford scoprono un gene che influisce specificamente sul linguaggio.
...una mutazione di un gene che hanno chiamato FOXP2. La correlazione è perfetta: i 15 membri della famiglia colpiti portano il gene mutante, e gli altri 14 lo portano normale…

...La mutazione non agisce mediante un caos generalizzato dell'intelligenza, siccome molte persone colpite hanno livelli intellettuali (non verbali) normali,e altre li possiedono superiori ai loro familiari non colpiti"


El País 04-10-2001. Nature.

Nello studio dell’eredità ed evoluzione di abilità in relazione con la musica e l’arte ci si potrebbe aspettare un comportamento diverso da quello evoluzione dell'intelligenza e simile a quello della memoria non matematica o dell’intuito.

Il problema, per poter realizzare un’analisi statistica sulla psicologia evolutiva di queste abilità, si trova nell’esistenza di indicatori affidabili con variabili continue di queste capacità; a differenza di quanto accade con l'evoluzione di intelligenza, con l'esistenza di IQ.

 

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