6.a) L'esperimento Darwinaltro

L’esperimento di Darwin-altro è una proposta di studio sull’evoluzione dell’intelligenza per verificare empiricamente la Teoria Generale dell’Evoluzione Condizionata della Vita.

L’idea è sorta nel 2011, per influenza dell’impressionante regolazione dell’ipotesi addizionale di selezione sessuale di settembre del 2002 sullo Studio EDI – Evoluzione e Disegno dell’Intelligenza di aprile del 2002, che possiede una grande sensibilità del modello di evoluzione dell’intelligenza persino per gruppi di 10 individui, e per la convenienza che offre un esperimento più semplice e definitivo.

Fino ad oggi l’esperimento di Darwin-altro non è stato realizzato, ma è viabile grazie ai progressi in biologia e genetica, ed il suo costo non sembra molto alto in confronto alle importanti conclusioni che apporterebbe se i risultati fossero positivi.

Lo scopo è confermare i risultati dello Studio EDI - Evoluzione e Disegno dell'Intelligenza sulla funzione di sicurezza della differenziazione sessuale nella donna, l’attualizzazione genetica realizzata dall’uomo, sul carattere genetico dell’intelligenza e sul suo incremento ad ogni generazione di un 10%, mediante un’analisi discriminante dell’origine del cromosoma X materno.

Logicamente i risultati dello Studio EDI – Evoluzione e Disegno dell’Intelligenza possono essere convalidati ripetendo lo studio con un campione più grande, ma anche con un esperimento diverso.

Concretamente, prendendo come ipotesi le conclusioni segnalate dallo Studio EDI – Evoluzione e Disegno dell’Intelligenza, se riusciamo a confrontare l’intelligenza fra individui con cromosomi che sostengono l’intelligenza, aggiornati o non aggiornati, vale a dire con una differenza generazionale, dovremmo ottenere quozienti d’intelligenza superiori per i primi.

Esperimento di Darwin-altro Evoluzione dell'intelligenza
Esperimento de Darwin-altro

Dei due cromosomi sessuali di un individuo, uno sarà sempre aggiornato, sia X o Y, poiché proviene dal padre, e l’altro non lo sarà poiché proviene dalla madre. Dunque, il cromosoma X materno può essersi aggiornato nella generazione procedente se proviene dal nonno (XGF), oppure non essersi aggiornato se proviene dalla nonna (XGM); questa è la caratteristica che stavamo cercando per poter discriminare nell’evoluzione dell’intelligenza.

Per ragioni di ottimizzazione evolutiva, direi che l’intelligenza risiede nei cromosomi sessuali. Ad ogni modo, se non fosse così, lo stesso esperimento di Darwin-altro ci permetterebbe di trovare il cromosoma responsabile dell’evoluzione dell’intelligenza.

Il nuovo esperimento Darwin-altro è totalmente asettico, visto che non include di per se nessuna tendenza sull’evoluzione dell’intelligenza riconoscibile a priori. Anzi, se nella scelta del campione ci fossero tendenze significative non avverrebbe nulla, come vedremo più avanti.

L’esperimento è composto da tre fasi:

  • Scelta di campione aleatorio.

    La prima sarà la scelta di un campione aleatorio di 100 donne in età simile, stessa razza, ceto sociale medio, ecc., per impedire che i dati siano viziati, parlando di vizi sia di natura genetica che ambientale. Determinare il loro quoziente d’intelligenza e la provenienza maschile o femminile della generazione precedente del cromosoma X materno, se viene cioè dal nonno materno (XGF) o dalla nonna materna (XGM)

    Ovviamente, più grande sarà il campione migliore sarà il test. È interessante risaltare che il test d’intelligenza utilizzato non inciderà dal punto di vista del genere, sia o no equilibrato a priori, poiché il campione è composto esclusivamente da un solo genere.

    Logicamente, se il campione non ha tendenze importanti, il 50% circa dei cromosomi X materni del campione totale dovrebbe provenire dal nonno e l’altro 50% dalla nonna, secondo la teoria di Darwin e le leggi di Mendel.

    Allora l’ipotesi da verificare è che se il QI medio del campione è superiore a 100, la proporzione di XGF sarà dunque superiore al 50%.

    Un campione curioso e viziato sarebbe un campione formato da 100 membri di Mensa (associazione di persone con un QI superiore al 98% della popolazione) e che tuttavia rispetterebbe a mio avviso l’ipotesi di evoluzione dell’intelligenza precedente in buona misura; direi che la proporzione di XGF sarebbe del 70% o di più. Inoltre, l’esperimento di Darwin-out consentirebbe di ridurre i costi non essendoci bisogno di realizzare test d’intelligenza.

  • Eliminazione di possibili vizi significativi.

    Forse l’ipotesi precedente dell’esperimento di Darwin-altro non è verificabile per i vizi presenti nella popolazione statistica o nel campione selezionato.

    Per rimuovere o per compensar i vizi nella popolazione iniziale o nella selezione del campione prendiamo XGF come riferimento iniziale (XGF = 100 - XGM) e riordiniamo il campione secondo il quoziente d’intelligenza.

    L’ipotesi da contrastare adesso è che il gruppo formato da 50 donne con meno QI avrà una proporzione minore di XGF e maggiore di XGM dell’insieme del campione.

    Esperimento di Darwin-altro Eliminazione di vizi con campione riordinato con il QI
    Eliminazione di vizi nell'esperimento de Darwin-altro

    Seguendo lo stesso ragionamento potremmo dire che se formiamo quattro gruppi nel campione riordinato, la proporzione di XGF dovrebbe essere più alta, quanto più alto sarà il QI dei gruppi.

    Esperimento di Darwin-altro Correlazione positiva XGF e QI
    Correlazione positiva XGF e CI nell'esperimento de Darwin-altro.
  • Causalità diretta.

    Ragionevolmente, se le ipotesi sull’evoluzione dell’intelligenza sono giuste e se si compensano i possibili vizi, si verificherà anche la causalità diretta fra cromosomi più moderni ed intelligenza superiore o più evoluta.

    Se dividiamo il campione in due gruppi nell’esperimento di Darwin-altro, uno con le persone aventi XGM e l’altro con quelle aventi il XGF, il quoziente d’intelligenza medio del primo gruppo dovrebbe essere inferiore a quello del secondo.

    Esperimento di Darwin-altro Gruppi secondo l’origine del cromosoma X
    Correlazione positiva XGF e CI nell'esperimento di Darwin-altro.

    Chiaramente il numero di persone di ogni gruppo non deve essere per forza la metà del campione.

Se si conferma l’ipotesi menzionata, si rinforzeranno direttamente i seguenti estremi:

  • L’esistenza dell’evoluzione dell’intelligenza in ogni generazione.
  • La realizzazione dei miglioramenti nell’informazione genetica unicamente da parte maschile.
  • La situazione delle funzioni elementari dell’intelligenza nei cromosomi sessuali X e Y.
  • La non aleatorietà di tutte le modificazioni genetiche e, perciò, la scorrettezza della teoria di Darwin.
  • L’esistenza di un’intelligenza finalista differente a la umana.

L’analisi quantitativa dell’esperimento Darwin-altro con un campione sufficientemente grande e con numerosi gruppi potrebbe permettere di comprovare la coerenza dei risultati sul 10% dell’evoluzione dell’intelligenza umana in ogni generazione, determinati dallo Studio EDI - Evoluzione e Disegno dell'Intelligenza.

E tutto questo senza vizi, senza intromissioni, né ambientali né tecniche, senza necessità di definire l’intelligenza con precisione e realizzando una ricerca sperimentale realmente semplice che si possa comprendere con pochi sforzi.

Con gli uomini succederebbe la stessa cosa!

Come si evince facilmente dalla spiegazione dell’esperimento Darwin-altro, l’analisi con l’intelligenza maschile o mista sarebbe identica, controllando la provenienza dell’unico cromosoma X materno, sia degli uomini che delle donne.

Conviene ricordare che lo scopo dell’esperimento di Darwinaltro non è negare o spiegare le possibili differenze tra l’intelligenza maschile o femminile, ma consolidare scientificamente la Teoria dell’Evoluzione Condizionata della Vita e, in definitiva, la natura della vita proposta dalla stessa.

 

 

 

Quando Darwinaltro finì
il disegno dell’esperimento,
andò tutto contento a dirlo a María José.
Lei gli disse:

–Sono stupita, e adesso cosa farai?–

Dopo averci pensato un attimo,
Darwin-altro
confessò:

–Inviterò un’amica a cenare
e le preparerò un’insalata Luna.–

María José disse allora:

–Figo! Come, come si fa?–

E Darwin-altro gli spiegò:

–Si fa con pomodorini e cetrioli;
si taglia in due un pomodorino
e ognuno se ne mangia la metà.–

Allora María José esclamò:

Che romantico!–

 

 

 
 

6.b) Lo Studio EDI - Evoluzione e Disegno dell'Intelligenza

Lo Studio EDI, già fatto, può essere trovato nel libro online corrispondente.

Uno dei principali argomenti usati per giustificare la Teoria Generale dell'Evoluzione Condizionata della Vita, è l'esistenza del metodo di verificazione dell'informazione genetica trasmessa (VIG). Per contrastare tale esistenza dobbiamo trovare un modello di studio sull'evoluzione in cui si possano verificare le seguenti ipotesi:

  • Esistenza dell'evoluzione con applicazione del metodo VIG per una determinata caratteristica o capacità oggetto dello studio.
  • Esistenza di una funzione che misuri il diverso potenziale della suddetta capacità.

Ho menzionato in diverse occasioni che l'evoluzione dell'intelligenza, intesa semplicemente come la capacità di eseguire determinate prove di intelligenza, per evitare discussioni bizantine su di un concetto o sulla capacità di venire misurata, è la caratteristica che soddisfa le due ipotesi precedenti.

Svilupperemo quindi un modello concreto di psicologia evolutiva del funzionamento dell'intelligenza basato sull'eredità che ci consenta di verificare se effettivamente sembra che la natura applichi il metodo VIG o no all'evoluzione dell'intelligenza.

Altre ragioni per scegliere l'intelligenza come variabile di studio dell'evoluzione sono il fatto di trattarsi di un tema molto controverso e studiato e la possibilità di dimostrare, in caso che si confermi, una parte delle importanti ripercussioni che può avere la Teoria Generale dell'Evoluzione Condizionata della Vita (TGECV) sul mondo dell'educazione, por configurar un nuovo paradigma cognitivo.

Vi sono numerosi studi sull'evoluzione dell'intelligenza basati sulle misurazioni dell'IQ individuale o coefficiente d'intelligenza. I lavori di ricerca svolti apportano conclusioni un po’ contraddittorie, mentre con studi con gemelli si raggiungono correlazioni fino ad un 80-85%, per altri tipi di rapporti familiari scende fino a un 30%.

Una possibile conclusione sarebbe che l'intelligenza è dovuta ad un’eredità genetica, come dimostra l'alta correlazione fra gemelli, e che la bassa correlazione nel resto dei casi è dovuta alla non considerazione del modo in cui si trasmette, in base a quanto esposto nella TGECV.

In altre parole, pensiamo che le basse correlazioni fra l’IQ dei fratelli non gemelli ottenute negli studi sull’evoluzione dell'Intelligenza anteriori siano dovute alla combinazione mendeliana dei cromosomi. Se si calcolasse la correlazione fra il colore dei fratelli fiori o topi nei tipici esempi sulle leggi di Mendel, si otterrebbero pure valori bassi. O no?

Nonostante l’ipotesi adottata sull’ evoluzione dell'Intelligenza, potrebbe darsi che il modello non ottenga i risultati sperati per la natura multifunzionale della variabile scelta, e la possibilità che il codice genetico possa essere situato in cromosomi diversi, ciò che renderebbe molto più complicato il disegno del modello statistica della combinazione mendeliana degli stessi.

Potrebbe anche accadere che nello studio di psicologia evolutiva dell'intelligenza si osservi un’ereditarietà dell'intelligenza di un 50%, ma che, al contempo, si comprovi che le regole di dominanza siano coerenti con quelle proposte dalla TGECV in funzione dell'esistenza del metodo di verificazione dell'informazione genetica VIG che, in definitiva, è l'obiettivo principale del modello.

La figura mostra la forma genetica della funzione ξ(IQ) che utilizzeremo. Per un valore di cosciente d'intelligenza (IQ) ci dice la probabilità accumulata che i quozienti d'intelligenza della popolazione sono uguali o inferiori allo stesso.

Per esempio ξ(100) = 0.5 e la funzione inversa ξinv(Prob) = IQ, ovvero, ξinv(0.5) = 100.

Distribuzione Normale
Distribuzione Normale

I quozienti d'intelligenza generalmente accettati vengono misurati in rapporto ad altri individui, in modo che si riferiscono alla posizione relativa definita mediante una funzione normalizzata ξ (IQ) della distribuzione statistica di quozienti d'intelligenza previamente studiati nel processo di validazione della suddetta funzione. Questa funzione metterà in relazione ogni valore con il percentile accumulato. Le tre scale più comunemente utilizzate sono quelle di Wechsler, Stanfort-Binet e Cattell, tutte utilizzano una funzione normale di media 100, ma si differenziano nella deviazione tipica, che è di 15, 16 e 24 rispettivamente.

Il percentile, come lo dice lo stesso nome, è la percentuale della popolazione di riferimento che ha un potenziale uguale o minore al valore della distribuzione a cui si riferisce. Il percentile di 100 è quindi 0.50 o 50%, essendo la media di distribuzione 100.

È stato scelto questo caso particolare sull'evoluzione dell'intelligenza per formalizzare il modello generale, sebbene possano esserci molte altre possibilità, il ragionamento seguente sarebbe lo stesso o molto simile per ognuna di esse.

Il risultato della combinazione dei quattro cromossomi presi di 2 in 2 secondo la teoria di Mendel e applicando il metodo di verifica dell’informazione genetica VIG, perché è l'evoluzione dell'intelligenza, darà luogo ai quattro casi diversi di discendenti che mostra la figura. La speranza matematica della capacità del nuovo individuo (SC discendente) sarà la somma delle speranze di ognuno dei casi ponderate per le loro probabilità.

SC discend. = P(D1) C(D1) + P(D2) C(D2) + P(D3) C(D3) + P(D4) C(D4)

Evoluzione dell'intelligenza
Leggi di Mendel modificati

Secondo i punti basici dello studio dell'evoluzione dell'intelligenza, le probabilità di ognuno di loro saranno identiche ed uguali a 0.25; inoltre, prendendo in considerazione che il caso di verificazione dell'informazione genetica ricevuta, ammesso come ipotesi, ci dice che il cromosoma significativo sarà quello minore o addirittura inferiore a questo, poiché al massimo si potrebbe al massimo contrastare il più piccolo nella sua integrità. Supporremo però, per semplificazione, che si contrasti nella sua totalità, perché per una capacità specifica il cromosoma maggiore conterrà normalmente quasi tutta l'informazione di quello minore.

Ricordiamo che, per ipotesi di questo studio di psicologia evolutiva del funzionamento dell'intelligenza, il cromosoma (o la parte di informazione genetica associata alla capacità studiata) più potente di ogni genitore non si può misurare in nessun modo con la tecnologia attuale, poiché non si manifesta nella sua integrità, ma solo nella parte contrastata o al meno, fino a quando non si definiscano test adeguati al rispetto per la psicologia.

Per questo bisognerà stimare il secondo e il terzo sommando, delimitando nella misura del possibile, i valori di C(D2) e C(D4); a questo scopo, se lavoriamo sempre con probabilità del valore centrale della sua speranza matematica calcolando la correlazione fra variabili dipendenti e indipendenti, gli errori tenderanno a compensarsi.

Benché si possano misurare le capacità di tutti i cromosomi in relazione con l'evoluzione dell'intelligenza, non otterremmo neanche previsioni esatte del valore della capacità del discendente per ogni individuo a causa dell'aleatorietà della combinazione genetica mendeliana.

I cromosomi presenti in D2 sono P1a e P2b, e in D4 saranno P1b e P2b. Di questi tre cromosomi conosciamo solo il potenziale di P1b, che è 100, quindi per stimare il potenziale di D2 e di D4 (SD2 e SD4) occorrerà fare una stima previa di P1a e di P2b (SP1a e SP2b)

Possiamo ridurre SP2b al suo valore centrale sperato, ovvero la misura dei valori di IQ che stanno al di sopra di P2a. Essendo il potenziale associato al percentile (ξinv), la funzione inversa di ξ otterremo:

SP2b = x >inv [ x > (P2a) + (1 - x > (P2a) / 2)]

Come possiamo immaginare le stime di questi valori intermedi non sono molto buone considerate singolarmente, ma l’obiettivo è di ottenere stime corrette poiché, per l’effetto della combinazione mendeliana dei cromosomi sull’evoluzione dell'intelligenza, la varianza dei residui sarà sempre piuttosto grande.

In definitiva, se l'analisi da realizzare con dati reali risultasse positiva, verrebbe dimostrata l'ipotesi che l'evoluzione dell'intelligenza si deve a un’eredità genetica in maggior parte e che segue le regole evolutive che implica il metodo VIG.

Quando abbiamo a disposizione i dati campionari bisognerebbe solo contrastare la correlazione fra le variabili definite dal modello come esplicative con quelle spiegate [Fortunatamente nel libro dello Studio EDI - Evoluzione e Disegno dell'Intelligenza vengono mostrati i buoni risultati ottenuti con i dati longitudinali conseguiti, r² = 0.96 e superiori]

Oltre al problema segnalato, riguardante il concetto dell'intelligenza in psicologia evolutiva come insieme di funzioni, in questo modello sono state apportate diverse semplificazioni per una miglior esposizione. Per farne stime più coerenti dell'evoluzione dell'intelligenza bisognerebbe probabilmente includere piccoli cambiamenti associati con:

  • Il miglioramento interno dell’informazione genetica che produce l'evoluzione dell'intelligenza in ogni generazione, che potrebbe diventare superiore al 10%.

  • La non significatività del cromosoma di minore potenziale nella sua totalità, eccetto unicamente nella misura in cui sia compreso nel cromosoma di maggior potenziale.

  • Un altro fattore, sebbene discutibile, potrebbe essere la correlazione che può esistere fra il valore dei cromosomi dei genitori a conseguenza dei meccanismi naturali coscienti o inconsci che esistono indubbiamente in natura quando scegliamo il nostro partner.

Si possono comunque fare una ricerca dell’evoluzione dell’intelligenza preliminare, mediante analisi della sensibilità, per stimare i parametri anteriori e la loro posteriore inclusione nel modello, poiché nulla impedisce di complicare il modello se alla fine le stime sono più corrette.

[I tre aspetti menzionati sono stati comprovati con risultati soddisfacenti nello studio statistico sull’intelligenza svolto posteriormente]. Nel libro online dello Studio EDI - Evoluzione e Disegno dell'Intelligenza viene detto che “Approssimativamente saranno stati calcolati 500 milioni di coefficienti di correlazione.

 
 

6.b.1. Ricerca scientifica sull’evoluzione della memoria e su altre funzioni cognitive

L’ipotesi di verificazione dell’informazione genetica ricevuta si può supporre in modo negativo, o in contrasto con il presunto per l'evoluzione dell'intelligenza, e darebbe luogo ad una riformulazione del modello per poter essere contrastata.

Entrambe le premesse formano parte della stessa teoria evolutiva e avverrebbero simultaneamente per diverse capacità.

Mentre per la memoria sicura o matematica l’ipotesi segnalata sul metodo VIG sarebbe uguale a quella dell’intelligenza, per la memoria normale e l’intuito sarebbe quella opposta.

NOTIZIE DI EVOLUZIONE

Scienziati di Oxford scoprono un gene che influisce specificamente sul linguaggio.

... una mutazione di un gene che hanno chiamato FOXP2. La correlazione è perfetta: i 15 membri della famiglia colpiti portano il gene mutante, e gli altri 14 lo portano normale…

... La mutazione non agisce mediante un caos generalizzato dell'intelligenza, siccome molte persone colpite hanno livelli intellettuali (non verbali) normali,e altre li possiedono superiori ai loro familiari non colpiti

El País 04-10-2001. Nature.

Nel caso di altre capacità cognitive come il linguaggio, la memoria linguistica ed il ragionamento verbale, il tema si complica per le caratteristiche speciali di questi processi cognitivi.

Nella pagina Genetica evolutiva e neuroscienze del libro sulla Memoria e il Linguaggio della Teoria Cognitiva Globale vengono approfonditi questi temi.

Nello studio dell’eredità ed evoluzione di abilità in relazione con la musica e l’arte ci si potrebbe aspettare un comportamento diverso da quello evoluzione dell'intelligenza e simile a quello della memoria non matematica o dell’intuito.

Il problema, per poter realizzare un’analisi statistica sulla psicologia evolutiva di queste abilità, si trova nell’esistenza di indicatori affidabili con variabili continue di queste capacità; a differenza di quanto accade con l'evoluzione di intelligenza, con l'esistenza di IQ.