2. La regressione verso la media ed altri studi statistici con test d'intelligenza (QI)

Nel libro on line sull'intelligenza della Teoria Cognitiva Globale, nelle pagine dedicate all'analisi della sua struttura genetica, vengono segnalati i motivi a favore e contro la natura ereditaria della stessa.

Questi ragionamenti aiutano a comprendere le ragioni della permanenza della controversa in materia, frutto sia della sua complessità intrinseca che delle diverse premesse iniziali con cui vengono portati avanti gli studi su di essa.

Passiamo quindi a menzionare le posizioni più comuni.

2.a) Impossibilità tecnica per mancanza di un’unica definizione

È una posizione piuttosto negativa.

2.b) Aleatorio e regressione verso la media

Francis Galton (1822-1911), cugino di Charles Darwin, indicò la necessità di ricorrere a metodi statistici per contrastare teorie; pertanto, nella sua opera maestra, "Natural Inheritance" (1989) introdusse il concetto di "linea di regressione" partendo da uno studio comparativo dell'altezza di padri e figli.

Nell'analisi descrittiva dei dati, Galton osservò che i padri alti avevano figli alti, però non così alti in media e che i padri bassi avevano figli bassi, però non così bassi in media, avveniva ciò che lui definiva una regressione verso la media.

Forse i fenomeni in cui avviene la famosa regressione verso la media possono spiegarsi con più precisione con un’impostazione simile ad un’analisi multifattoriale che raccoglie aspetti reali e non puramente matematici.

2.c) Correlazioni inferiori al 50%

Richard J. Herrnstein e Charles Murray, nel loro libro "The Bell Curve" fanno numerosi riferimenti a studi sull'intelligenza umana basati su test d'intelligenza, per sviluppare le loro idee prendono come correlazione approssimativa il 50%, rimanendo in un termine medio fra i sostenitori dell'influenza genetica e i difensori dell'influenza ambientale.

Non vi è consenso neanche sulla stabilità di queste capacità nel corso della vita, sebbene sembri che sia accettato che l'influenza ambientale sia superiore nei primi anni, seguendo un’influenza decrescente fino alla maturità, a differenza di quanto ci si possa aspettare.

2.d) Alte correlazioni in studi con gemelli

Per cercare di risolvere la discussione sono stati realizzati numerosi lavori con QI di test d'intelligenza, la maggioranza dei quali era basata sullo studio di gemelli identici o monozigotici.

Gemelli identici hanno una correlazione fino allo 0.87 in quanto a intelligenza; con fratelli non gemelli questa correlazione oscilla intorno allo 0’55. Questi dati formano parte di un’esperienza di Jensen, del 1972, la cui conclusione basica era che l'80% della varianza in una popolazione, per quanto riguarda cifre di quoziente intellettuale determinate con prove di intelligenza controllate, può essere spiegata con fattori ereditati.

Logicamente, se questa conclusione sui test d'intelligenza fosse corretta, dovremmo accettare che l'intelligenza è una capacità di natura basicamente ereditaria, anche se non predeterminata dalla combinazione genetica, secondo le leggi di Mendel.

Occorre ricordare a questo punto il concetto di ereditarietà in senso stretto, che viene determinato dalla relazione fra la correlazione osservata e quella prevista per un determinato carattere. Nei casi in cui la correlazione prevista sia minore dell'unità, ci sarà una correzione verso l'alto della correlazione osservata per la determinazione del grado di ereditarietà.

2.e) Modelli econometrici complessi

Sono stati realizzati inoltre studi di grande complessità statistica per tentare di risolvere la controversia. Due di loro mi sono parsi interessanti per le loro conclusioni. Credo che uno è eminentemente teorico e l'altro pratico.

L'articolo "Heritability Estimates Versus Large Environmental Effects: The IQ Paradox Resolved" di William T. Dickens y de James R. Flynn sostiene di aver risolto il problema mediante l'introduzione di variabili con sfasamento temporale. A mio avviso non è sorprendente che, se impieghiamo variabili di per sé correlazionate e gli addizioniamo un certo feedback, si possa giungere ad alti risultati “statistici”.

D'altra parte, l'articolo cerca di spiegare l'effetto Flynn o miglioramento osservato nei coefficienti d'intelligenza nel corso delle diverse generazioni. In concreto, di 20 punti fra il 1952 e il 1982 in alcuni Paesi.

Un altro studio, che discrimina fattori prenatali e postnatali, del Collegio Medico dell'Università di Pittsburgh, conclude che l'ambiente materno prenatale ha un’immensa influenza sull'intelligenza.